September 16th, 2011
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Dov’e’, che cos’e’ questo benedetto centro? E’ l’Unione di centro? E’ il terzo polo? E’ un luogo? Una idea? Un campo della politica?
La confusione regna sovrana sotto questo cielo.Una sola certezza: ci sono un centrodestra e un centrosinistra (per quanto disastrati) e poi micro aspiranti partiti.Nobile il tentativo di Casini e dei suoi di costituirlo il centro, ma fallimentare.Infatti un centro della politica esiste come forza politica individuata e individuabile ad una sola condizione (che le comprende poi tutte) : essere determinante.E in un sistema comunque sostanzialmente bipolare, nonostante sia caratterizzato da una legge elettorale (già votata anche da Casini e Fini) come la nostra folle in una democrazia vera, essere determinanti è molto difficile se si sta fuori dai due poli.E infatti Casini e i suoi non ci sono riusciti.Le loro sono schermaglie propagandistiche che tali si riveleranno quando si approssimerà il momento del giudizio, e cioe’ quello elettorale.Avrebbero dovuto aver la forza e la capacità di conquistare consenso, e di gettare le basi per essere una forza, già sulla carta, del 15% almeno in Parlamento.L’intuizione del progetto del Partito della Nazione, che Casini aveva lanciato, ma che sembra aver abbandonato, serviva proprio a questo.E infatti attorno al progetto del Partito della Nazione si stavano raccogliendo forze nuove, ora rimaste spiazzate e deluse dall’abbandono del progetto stesso (per la verità anche piuttosto scorretto) a coinvolgimento già avvenuto, da parte di Casini e dei suoi.In realtà l’Udc, questo indefinibile rimasuglio del centro, ancora piccolo e insignificante, oscillante perennemente tra il 4 e il 5,5%, ha mostrato di non avere coraggio e ha perso un treno che probabilmente non passerà piu’.E’ infatti afflitto dalla stessa malattia degli altri partiti, quella di avere una classe politica disinteressata alla conquista del consenso e interessata solo al mantenimento di rendite di posizione anche minuscole e di privilegi consolidati.Una classe politica vecchia, non rinnovata e in molti casi il peggio della vecchia e gloriosa DC.Casini non ha avuto il coraggio o la capacità di rompere i vecchi schemi, sia pure in una sostanziale continuità, per conquistare consensi indispensabili a supportare anche le sue personali ambizioni.Pare davvero improbabile che una nuova legge elettorale, se mai si farà, possa consegnare l’Italia ad un micro partito dalle sproporzionate ambizioni: i due poli, anche così malridotti, non lo consentiranno mai.Il fallimento della sua politica espansiva costringerà allora Casini a schierarsi da una parte o dall’altra condannandolo alla irrilevanza e costringendolo a prendere atto che il bipolarismo e’ definitivamente entrato nel dna degli italiani.La situazione calabrese è emblematica.L’Udc non è determinante per la tenuta della maggioranza, avendo conseguito un risultato deludente, dovuto a liste e politiche deboli, alle ultime elezioni regionali (meno voti della lista Scopelliti); ma è funzionale all’immagine del Presidente della Giunta regionale che tenta di trasmettere una immagine di ecumenismo attraverso questa alleanza.Il risultato è allora che da una parte l’Udc è incastrata in un ruolo servente della stanza dei bottoni di cui è acritico maggiordomo; dall’altra non guadagna consensi, come dimostrato dai risultati delle elezioni amministrative dello scorso maggio.Basta scorrere il risultato elettorale nei centri dove si è votato in provincia di Catanzaro: l’Udc arretra vistosamente sia nella città capoluogo, dove è l’ultima delle liste della coalizione e nonostante alcuni nuovi innesti si pone quasi a pari merito con la lista Pionati; sia nei centri della provincia ( Tiriolo; Montepaone; Feroleto; Serrastretta; Girifalco ecc.).Se il consenso non ha alcuna importanza, allora l’Udc, che con questa sua classe politica certo non abdicherà in favore di un terzo polo che non esiste ancora e difficilmente esisterà, si prepari per governare da sola l’Italia.Anselmo Torchia, avvocato,presidente del movimento civico VGL (verità, giustizia, libertà).
September 6th, 2011
by admin
Qual’ è la caratteristica della classe politica dei nostri giorni? Una che le comprenda tutte: vecchia! Non vecchia anagraficamente, storicamente, ma funzionalmente. Frequenti anche i casi di politici piuttosto giovani anagraficamente ma vecchi funzionalmente. Vecchiaia e giovinezza, in questo caso, si misurano da una sola caratteristica: il grado della sensibilità. Sensibilità per i problemi sociali rapportati alle sofferenze dei singoli e delle moltitudini; di chi c’è già e di chi ci sarà; di chi c’e’ ancora, ma per poco. Una classe politica può essere più o meno capace, ma se non ha questa sensibilità è semplicemente dannosa e, in dati momenti storici, destinata a scomparire rapidamente.
L’incapacità di avere questa sensibilità e, naturalmente, di tradurla concretamente, è ciò che non consente all’attuale classe politica nel suo complesso di percepire ciò che sta arrivando dalla società in termini di protesta, ma soprattutto di cambiamento; e che le impedisce di accorgersi che non ha più nemmeno la forza abietta della compattezza autoperpetuante. I primi segnali sono già arrivati forti e chiari: le elezioni di Milano e Napoli; il referendum; ma soprattutto lo sfarinamento del centro destra a dispetto dell’enorme forza elettorale e dell’enorme potere politico-mediatico-finanziario che lo caratterizza. E’ in enorme difficoltà lo stesso Berlusconi, che pure è un Rais del mondo occidentale, con in mano un mostruosa concentrazione di poteri che in una democrazia vera non sarebbe consentita e che gli ha sempre concesso di appannare dolcemente ogni male: basta guardare cosa si dice nel mondo dell’Italia e degli Italiani, che vengono risparmiati dai media nazionali, ma non dalla satira del noto cartone animato “I Griffin” e nemmeno dalla rete digitale.
Cio’ che ha cominciato ad arrivare nel resto d’Italia arriverà anche in Calabria? Sicuramente si!
Troppo grandi le sofferenze; troppo acuto il bisogno di lavoro; troppo assottigliato lo schermo della sicurezza economica derivante dalla famiglia di appartenenza; troppo chimerici e impossibili la mobilità sociale, l’abbattimento dei privilegi corporativi, la lotta alla corruzione e all’illegalità; troppo impedita o schivata la partecipazione democratica vera. Troppo inesistenti e finti i partiti, nei quali, in barba all’art. 49 della Costituzione Italiana, si impedisce ogni partecipazione effettiva, ogni confronto, ogni apertura al merito.
Il tempo sta scadendo anche in Calabria.
Dopo il disastro politico e istituzionale della giunta Loiero, ovviamente e prevedibilmente duramente punita dai Calabresi (solo i diretti interessati chiusi nel loro bunker non si accorgevano che sarebbe successo di lì a poco), oggi i Calabresi stanno dando giustamente un po’ di tempo ancora alla giunta Scopelliti e a un Consiglio regionale che sembra aver abdicato al proprio importante ed elevato profilo istituzionale per riconoscere a se stesso esclusivamente un ruolo di maggiordomo della stanza dei bottoni.
Ma il tempo sta scadendo per le istituzioni ed è già scaduto per i partiti: quelli di maggioranza che perdono i contatti veri con la società; quelli di opposizione che non si danno una mossa. Cosa sta avvenendo di nuovo e di virtuoso negli ambiti regionali strategici? Nel turismo, nell’ambiente, nell’agricoltura, nella sanità, nell’architettura istituzionale e legislativa, nella spesa dei fondi comunitari europei?
La percezione, giusta o sbagliata, al netto della propaganda, è che non stia avvenendo nulla di nuovo. Forse il primo atto della attuale Giunta Regionale, al momento del suo insediamento, avrebbe dovuto essere quello di metter mano alla depurazione in Calabria; come primo segnale importante di una nuova e virtuosa concezione del territorio e del tessuto sociale ed economico.
Attendere che avvenisse ciò che è avvenuto per l’ennesima volta nei luoghi del nostro turismo marinaro forestiero e domestico questa estate, è stato imperdonabile. E se dovesse avvenire anche il prossimo anno, una Giunta Regionale seria dovrebbe semplicemente dimettersi.
E non saranno gattopardesche leghe del sud a fermare la primavera calabrese.
Ricordiamo Napoli; ricordiamo Milano. Ricordiamo quel che è avvenuto e sta avvenendo in altri luoghi senza che la “vecchia” classe politica avesse quanto meno a prevederlo.
February 6th, 2009
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(Avv. Anselmo Torchia)
Contatta il Presidente
Come risparmiare in sanità, un tema attualissimo in regione e nel Paese.
Lei che e’ presidente di un Centro di Eccellenza, cosa ha da dirci?
Debbo dire che nella nostra esperienza il regime privatistico che caratterizza la Fondazione che presiedo sta aiutando moltissimo nel risparmio del danaro pubblico.
Basti pensare che abbiamo quasi le dimensioni del Policlinico Mater Domini, quanto a posti letto, e andiamo avanti con una decina di unità amministrative, tutti o quasi giovani che non si pongono troppo schematicamente il problema degli orari e delle ferie. Il Policlinico invece, con il suo regime pubblicistico, di unità amministrative, che io sappia, ne ha un centinaio o giù di lì, e il sistema è molto diverso pur trovandosi oltre la porta accanto in Germaneto.
E sul piano strettamente medico assistenziale?
Intanto va subito chiarito che nel nostro Centro oncologico non si svolge solo attività medico assistenziale, ma anche attività di ricerca. In questo il centro è unico nella sanità calabrese e, in potenza, ha una sua unicità anche sul piano nazionale.
Perché in potenza?
Disponiamo di somme molto risicate, assai inferiori a quelle preventivate due anni fa, al momento della effettiva attivazione. Con le stesse facciamo il massimo e potremmo fare molto di più se la situazione economica dell’Italia non fosse quella che conosciamo.
Torniamo alla questione del risparmio
Guardi ho imparato in questa breve esperienza in amministrazione della sanità che bisogna partire dalle piccole cose o presunte tali. Quando il rapporto tra gli uffici e i reparti riesce ad incentrarsi nell’ottica del risparmio; della gestione ordinata; della non duplicazione o triplicazione degli ordini; della sinergizzazione delle spese e dei prezzi, allora vuol dire che si è entrati in una logica giusta che dalle piccole cose si estende a quelle più importanti.
La nostra natura privatistica ci aiuta molto nella calibratura del rapporto quantità-qualità, ma tutto questo è possibile farlo anche nel pubblico con un po’ di buona volontà e sempre che si abbia una forte copertura politica.
Quali obiettivi vorrebbe si realizzassero nel 2009?
Un risparmio e una qualità dei servizi sempre maggiore, ma anche la rete oncologica regionale e un registro tumori degno di questo nome. Aiuterebbe molto anche la stabilizzazione di tutto il nostro personale, al quale va tutta la mia gratitudine per lo spirito di sacrificio che dimostra anche preferendo in molti casi il nostro Centro che oggi offre contratti a tempo determinato, rispetto ad altre strutture che sono a regime pubblicistico dove potrebbe essere agevolmente contrattualizzato a tempo indeterminato.
January 30th, 2009
by admin

VGL, attraverso l’organo direttivo, ha deciso di organizzare una iniziativa sulla concreta applicazione, nel nostro Paese, dell’art. 49 della Costituzione della Repubblica italiana vigente.
Tale norma prevede che l’attività associativa riconosciuta come diritto del più elevato rango costituzionale, sia garantita a partire dalla vita interna ai partiti politici, che deve essere squisitamente democratica sia in senso formale che in senso sostanziale.
Si può dire che i partiti politici nel nostro Paese siano rispettosi di questo fondamentale dettato costituzionale?
E’ vero quanto sostenuto dall’on.le Casini, e cioè che Pdl e Pd sono partiti finti?
Le cosiddette primarie sono uno strumento democratico vero o finto?
Anselmo Torchia
December 23rd, 2008
by admin
Presentato il blog di VGL CALABRIA, da oggi puoi interagire così